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Saxophone S.r.l.

Numero Verde 800-190531

 

Prossimo Spettacolo

08.04.2019

A me gli occhi

di G. Feydeau

Nuova Compagnia Teatrale

Teatro Tuscany Hall (ex Obihall)
Lungarno A. Moro, 1 - Firenze

 

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Medici Senza Frontiere

A me gli occhi

di G. Feydeau

Portato in scena dalla compagnia teatrale "Nuova Compagnia Teatrale"

Commedia in due atti scritta nel 1897 da Georges Feydeau, padre della farsa basata sui fraintendimenti e sugli equivoci, al quale si ispirarono moltissimi commediografi: uno su tutti Eduardo Scarpetta. 

La commedia narra le peripezie di un servo che sfruttando le sue doti da ipnotizzatore riesce a tenere chi vuole in pugno e facendo fare a tutti ciò che gli pare.

Quando il suo padrone decide di sposarsi, lui cerca di opporsi in tutti i modi temendo di perdere in un colpo solo tutti i privilegi dovuti alla sua particolare condizione, ed elabora un piano per impedire il matrimonio: ipnotizzando tutti i personaggi coinvolti e cercando di piegarli tutti al suo volere, darà vita a scene comiche e divertenti. Il testo dà la possibilità agli attori di sbizzarrirsi nell’interpretare personaggi dalle mille sfaccettature, ma soprattutto è un testo che mantiene viva l’attenzione dello spettatore con colpi di scena e trovate davvero spiritose. La Nuova Compagnia Teatrale con la regia di Rapisarda mette in scena due ore di risate dopo il precedente successo di Feydeau “A scatola chiusa”.



A scatola chiusa

di G. Feydeau

Portato in scena dalla compagnia teatrale "Nuova Compagnia Teatrale"

Scritta nel 1888 col titolo originale Chat en poche (Il gatto in tasca), da un Feydeau allora giovane ventiseienne, è una commedia che, tra satira pungente e un meccanismo preciso di pura comicità, tra vorticosi equivoci e un ritmo indiavolato, conserva la sua forza originale. In una combinazione ideale di ingredienti, legati alla tradizione della farsa francese e a un adattamento frizzante, lo spettacolo delinea con precisione il ritratto della società borghese francese dell’epoca, vivacizzando l’opera con tratti marcati di ironia, di paradosso e talvolta anche di assurdo, fonti di inevitabili risate. Ambientata nella casa di campagna di Monsieur Pacarel, un ricco commerciante che vive con la moglie Marta e la figlia Giulia. Ospiti della famiglia sono il Dott. Landernau e la moglie Amanda. La vicenda si sviluppa quando il padrone di casa desidera far rappresentare il Don Giovanni scritto dalla figlia al Teatro dell’Opera di Parigi e proprio per questo, decide di ingaggiare il tenore più famoso del momento. In cambio dell’ingaggio, il teatro si dovrà però adeguare ai desideri del finanziatore. Intanto in casa Pacarel, arriva un giovanotto intenzionato a chiedergli di fargli da tutore nei suoi studi di Giurisprudenza. Viene da tutti scambiato per il famoso tenore e l’equivoco causerà malintesi e colpi di scena. Il signor Pacarel , comprando “a scatola chiusa” innesca una serie di fraintendimenti, anche di natura sentimentale, in un crescendo di colpi di scena fino all’inevitabile lieto fine.



Che famiglia!!!

di A. Nannelli

Portato in scena dalla compagnia teatrale "Ass. Culturale Teatreria"

Una famiglia molto allargata:

La nonna Nella con tre figli, due femmine Monica e Mirella, e un maschio, Arnaldo, che tanto maschio non è. La figlia maggiore Monica, sposata con Brunero e i loro figli Lisa e Gino.

L'altra figlia Mirella, zitella che, in attesa dell'anima gemella, fa molti straordinari con il datore di lavoro.

A tutti questi si aggiungono Prezzemolo, che insieme al collega e carissimo amico Brunero, brigano per uscire la sera e andare a ballare di nascosto alle mogli ed il fidanzato di Lisa, che cerca il modo di intrufolarsi in casa per stare con la fidanzata.

Insomma in tutta questa confusione non c'è che Monica che, con le sue decisioni, riesce a governare e a fare andare avanti questa strampalata famiglia.



Il confine della pioggia

di E. Rapisarda

Portato in scena dalla compagnia teatrale "Nuova Compagnia Teatrale"

Pippo Lo Presti è un quarantenne, ricco imprenditore, titolare di una società di import ed export, sposato ed innamorato della moglie Miranda; legatissimo ad Attilio, caro amico dai tempi della scuola. La vita di Pippo sarebbe perfetta se non fosse per un “particolare”: è balbuziente. Questo handicap lo ha portato a perdere ogni entusiasmo per la vita stessa. Ormai è convinto che non conti nulla vivere da balbuziente ed è così depresso che pensa spesso al suicidio. Dopo innumerevoli tentativi di guarigione, risultati sempre inutili, sembra ormai tutto volgere al peggio ma il caso vuole che un altro tentativo spinga Pippo a credere e sperare ancora. Non tutto ciò che appare corrisponderà al vero, come nella vita di tutti, colombe e serpenti animeranno la vicenda della famiglia Lo Presti. La fede in Dio giocherà un ruolo importante in questa storia che si svilupperà sotto i vostri occhi attraverso atti di lussuria, ingordigia, avidità, cinismo, egoismo, amore. Desiderare la morte del marito per ereditare o desiderare la morte dell'amico per poter stare con la moglie-vedova felice e ricca potrebbero sembrare cose da “commedia”, invece sono cose che succedono anche nella vita quotidiana. La maggior parte delle storie raccontate a teatro possono sembrare nate dalla fantasia dell'autore ma vi assicuro che questa storia ha certamente una componente fantastica ma anche una componente di verità. Che sia quindi una storia vera? Forse e dico forse, lo è stata. Ogni riferimento non è casuale.



Sherlock Holmes e la Valle della Paura

di Arthur Conan Doyle

Portato in scena dalla compagnia teatrale "Nuova Compagnia Teatrale"

“Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità”
Sherlock Holmes

Il genio di Sherlock Holmes viene portato sulla scena in una pièce teatrale inedita!
“La valle della paura”, scritto nel 1915, è l’ultimo romanzo di Conan Doyle che ha per protagonista il celebre investigatore. In un’antica dimora del Sussex, denominata Manor House, un uomo è stato assassinato in circostanze misteriose. Comincia così una nuova avventura per Sherlock Holmes affiancato dall’inseparabile Watson.
La versione teatrale ce li presenta in una vicenda  complessa e avvincente in cui l’investigatore più amato e conosciuto al mondo terrà col fiato sospeso gli spettatori, portandoli dalla grigia e compassata Londra vittoriana all’America degli ultimi pionieri e dei primi gangster, tra amori travagliati, logge massoniche e misteri apparentemente irrisolvibili, in un crescendo di colpi di scena magistralmente interpretati dal detective, la cui fama sembra non tramontare mai.



Tre nipoti e una nonna

di E. Rapisarda

Portato in scena dalla compagnia teatrale "Nuova Compagnia Teatrale"

Mettete insieme tre fratelli, Enzo, Domenico e Marco, diversissimi tra loro e tutti incapaci di vivere una vita “normale”, una nonna che, ormai stufa di mantenerli, minaccia di diseredarli, la sfortuna che perseguita Enzo fin dalla nascita, Domenico che tenta e ritenta di diventare un grande musicista e Marco che nasconde una scioccante verità. Il risultato è una girandola di gags, situazioni esilaranti, equivoci, colpi di scena e finale a sorpresa nel segno della grande commedia comica italiana. Il tema predominante è la sfortuna di Enzo che inevitabilmente si ripercuote sui suoi fratelli e sulla vita di tutti i giorni. Mi piace ricordare come questo tema (la jella) nella storiografia viene trattato dall'antropologo Ernesto De Martino che scrisse il caso del principe di Ventignano di Napoli che sin dalla nascita ebbe il "dono" di diffondere attorno a sé sciagure a non finire, dal parto fatale della madre al suo ingresso nel convento il giorno prima della soppressione delle comunità religiose napoletane; dall'incendio del teatro San Carlo in occasione della sua prima visita in quel luogo, al naufragio della nave passeggeri, oltre alla nave di soccorso, atte a trasportarlo in Inghilterra.
Ma si sa, è innegabile, davanti a certe “sfortune” come possiamo non ridere?
“Tre nipoti e una nonna” scandaglia l’animo umano così ricco di debolezze, di sotterfugi, di misteri e di sogni nel cassetto; offre una storia ricca di paradossi dove la comicità si confonde con l’umorismo e dove ogni scena comica entra nella vita di ogni spettatore; perché i nipoti siamo tutti noi o lo sono i nostri cari o i nostri conoscenti e la nonna rappresenta forse quel sentimento che non c’è più o che sta sparendo.



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